La Certosa

Quadro della seconda metà del XVII secolo con una veduta della CertosaFondato nel 1396 per volontà del primo duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, il complesso monumentale della Certosa di Pavia nasceva anche allo scopo di riflettere la grandezza e il prestigio del ducato visconteo, condotto proprio da Gian Galeazzo a culmini mai più raggiunti di espansione territoriale e di incidenza politica nel quadro delle potenze europee. La costruzione dell’enorme complesso e il suo arricchimento a profusione di opere d’arte (criticato già nel 1506 da un visitatore d’eccezione come Erasmo da Rotterdam) poté avvalersi innanzitutto dell’ingente rendita in perpetuo assicurata dal duca anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1402, e proseguì a fasi alterne, attraversando i rivolgimenti storici dei quasi quattro secoli seguenti, fino alla soppressione del 1782.

Tra continue interruzioni, riprese, accelerazioni e rallentamenti dei lavori, in Certosa si sedimentarono testimonianze artistiche imprescindibili nel contesto lombardo, frutto anche di una particolare apertura verso artisti ed opere di altri centri italiani, manifestatasi a partire dal monumentale trittico in osso e avorio giunto da Firenze nell’anno 1400. 
Da metà Quattrocento si provvide alla ricca ornamentazione in terracotta dei due chiostri, mentre la costruzione della chiesa fu compiuta entro il 1473, quando iniziò l’immane impresa della decorazione marmorea della facciata, proseguita a intermittenza per quasi un secolo, attraverso un numero imprecisabile di mutamenti progettuali.

Negli interni fu eseguito un unitario programma decorativo ad affresco, compiuto entro la consacrazione del 1497, integralmente conservato nel transetto e sulle volte di tutta la chiesa (escluse in gran parte le cappelle).
 Di quest’epoca sono anche quasi tutte le vetrate istoriate e il coro a intarsio ligneo. L’altare maggiore venne riformato poco dopo la metà del Cinquecento, col corredo di elaborati commessi marmorei (da lì in poi una costante in Certosa), oltre che di pregiati bronzi. 
Le cappelle, alcune delle quali conservano ancora polittici e brani di affreschi rinascimentali, furono ridecorate e riallestite lungo il Seicento, acquistando l’aspetto odierno.
 Nel 1630 venne compiuto l’avvolgente ciclo affrescato nel coro, le cui dotazioni scultoree, così come nel resto della chiesa e delle cappelle, proseguirono episodicamente nel secolo seguente.